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Intervista esclusiva a Maurizio Rellini

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Tra I migliori fotografi italiani di viaggio e Landscape sicuramente spicca Il nome di Maurizio Rellini. Incuriosito dal suo quasi metodico successo e costante pubblicazione in tutto il mondo ho deciso di contattarlo per venerci a trovare a Siracusa. Ma prima una piccola intervista a Maurizio Rellini per Slowmotion

 

Come ti sei avvicinato a questo mondo?

 Ho scoperto la fotografia quando dopo il liceo prima di partire con degli amici per un viaggio in camper per capo nord trovai in un cassetto una vecchia nikon fm2 di mio padre e ci caricai dei rullini a caso. Un paio di anni dopo mi innamorai della fotografia panoramica grazie ad un libro di Plisson e mi comprai una Noblex 6x12 che è stata la mia macchina preferita fino a non molto tempo fa quando il digitale ha definitivamente cambiato il mio approccio alla fotografia.

 

Perché credi nella fotografia?

 Perché due fotografi nello stesso punto e nello stesso momento faranno sicuramente due foto diverse... è un’arte meravigliosa perché è proprio come tutti noi, unica e multiforme.

 

 

Quali sono state le tue cover più appaganti e perché?

 ogni volta che vedo pubblicata una mia foto è motivo di grande orgoglio. Sono molto legato alla prime copertine delle riviste che ero solito comprare in edicola come ad esempio Meridiani, ma senza dubbio le mie preferite sono quelle con sopra il rettangolino giallo del National Geographic. Sono anche molto orgoglioso delle campagne pubblicitarie ad esempio quello della Costa Crociere e della American Express.

 

Come decidi i tuoi viaggi?

 il mio tipo di fotografia è essenzialmente commerciale nel senso che è finalizzata alla pubblicazione. Questo incide sulla scelta delle destinazioni, che sono spesso parchi nazionali, landmarks, capitali. La mia destinazione preferita è l’Oceania dove viaggio abbastanza spesso tra Australia, Nuova Zelanda e a volte le isole del Pacifico.

Come approcci la fotografia di paesaggio?

 uso tutti i mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione oggi come street view, tpe, webcam ecc, che consentono di raggiungere la location molto preparati ad esempio riguardo gli orari, il posizionamento del sole o della luna, i sentieri per arrivarci ecc. L’aspetto negativo è che quando arrivo sulla location il gusto della scoperta a volte viene sostituito da una più prosaica ricerca della conferma.

Quali sono le tue fonti di ispirazione ?

 ho iniziato a fotografare quasi venti anni fa con in testa i paesaggi di Galen Rowell, come molti del resto; feci il passaggio al medio formato spinto da fotografi come Andris Apse e Micheal Fatali. Col tempo ho riscoperto grandissimi come Fontana e Basilico. Oggi guardo tutto quello che c’è su internet e traggo ispirazione in ogni direzione anche se la vera sfida è non omologarsi.

 

Ci racconti il dietro le quinte di una delle tue fotografie?

Non ho aneddoti indimenticabili da raccontare riguardo le mie foto. Posso dirti di quella che hai scelto come locandina. L’ho scattata in Islanda sulla ormai celebre spiaggia Jokulsarlon: appena dopo lo scatto la macchina è stata sommersa da un’onda che non sono riuscito ad evitare. Tra l’altro utilizzavo il 24 ts che una volta basculato lascia una vera e propria fessura da cui l’acqua è penetrata facilmente sul sensore. Pensavo di dover buttare la macchina, invece dopo due giorni l’appannamento sul sensore è sparito miracolosamente.

 

Perché fare un workshop con Maurizio Rellini ?

Sono convinto che se la foto non funziona sul monitor non c’è post produzione che serva a farla diventare bella. Quindi daremo la massima importanza soprattutto alla composizione, ma anche all’esposizione mediante l’utilizzo di filtri graduati e polarizzatori. Dal punto di vista tecnico affronteremo le problematiche della profondità di campo che spesso vengono sottovalutate, anche mediante l’utilizzo sul campo di varie ottiche decentrabili. Oggi non stampiamo più granché come un tempo e siamo abituati a vedere la foto solo sul display o su delle piccole thumb nei vari siti e forum e ci sembra che ci sia grande nitidezza anche dove non ce n’è. Impareremo a gestire la profondità di fuoco nel migliore dei modi.

 

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